Il bosco della Fratta è un residuo, o relitto, delle antiche foreste planiziali che nel passato ricoprivano la Pianura Padana.
La pianura era un’immensa foresta di querce, soprattutto farnie, carpini, olmi e frassini, scientificamente chiamata “Querco-carpinetum boreoitalicum”, che ospitava moltissime specie vegetali di sottobosco e animali.
Dai minuziosi catasti della Repubblica di Venezia si apprende che i boschi planiziali avevano un’estensione compresa tra i 5.000 e i 7.000 ettari. Negli anni ’80 del novecento erano rimasti appena 50 ettari boscati su un totale di circa un milione di ettari di Pianura Veneta.
I boschi erano parzialmente tutelati dalla Serenissima Repubblica in quanto ritenuti una risorsa per il legname, utilizzato per la costruzione delle sue preziosissime navi, ma nel contempo questo ha contribuito al forte disboscamento. La situazione dei boschi di pianura in Veneto è andata via via peggiorando nei secoli fino alla quasi scomparsa dopo la seconda Guerra Mondiale. I fattori più incisivi sono stati sia la massiccia opera di bonifica idraulica iniziata dai monaci Cistercensi sia l’espansione della popolazione rurale, che richiedeva sempre più terreni da coltivare e urbanizzare; la pianura era sicuramente il luogo più indicato per le attività umane.
Da risorsa preziosa e da tutelare, i boschi sono così divenuti un ecosistema inutile, da sfruttare ed eliminare.
Oggi è importante cambiare la prospettiva e vedere questi relitti, e in questo caso il Bosco della Fratta, come una risorsa importante da salvaguardare e fruire per il benessere della comunità umana, animale e vegetale.
È importante comprendere come i boschi rivestano una funzione importantissima nell’aumentare la sicurezza idraulica, nel contribuire all’innalzamento e all’aumento della falda acquifera, nell’essere habitat per migliaia di specie animali e vegetali, nel divenire fascia di connettività ecologica, come fonte di legna e opportunità importante per la ricreazione, il benessere e lo svago delle comunità umane.
I relitti boschivi hanno pertanto un valore scientifico e didattico elevatissimo in quanto contengono alcuni elementi floro-faunistici altrove scomparsi.